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Nissim lo special one di Coppa
martedě 09 marzo 2010

....... fonte La Gazzetta dello Sport

La Prima vincitrice per la seconda volta consecutiva (in tre anni di professionismo) della Coppa Italia di LegaDue, ha legato i suoi successi ad alcune storie interessanti, come quello del g.m.

Antonello Riva, passato in pochi anni da mito del basket giocato a manager di successo, oppure di coach Massimo Cancellieri, un semidebuttante nella categoria e subito vincente. Tra i giocatori c'è quella di Afik Nissim, 29enne guardia israeliana, che a Veroli chiamano “il professore”, per via delle quattro lingue (russo, francese, inglese ed ora anche italiano) parlate oltre alla sua, degli occhiali da vista dai quali si separa solo in campo, ma anche per quell'aria seriosa e per il modo con il quale sul parquet detta i ritmi. Domenica nella finale di Coppa Italia contro Brindisi, dopo un primo tempo opaco, specchio di un non esaltante momento anche in campionato, ha preso per mano i compagni e con i suoi canestri ha impresso al match la svolta.
Afik è il terzo di quattro fratelli, nativo di Rehovot, cittadina ad una manciata di chilometri da Tel Aviv, strappato per l'amore del basket ad un destino proiettato a gestire nella sua terra una catena di gelaterie italiane, come fa oggi il fratello Oren <Viene ogni anno in Italia, alla fiera del gelato di Rimini e porta in Israele tutte le novità e specialità del vostro Paese>, spiega Afik. Dopo gli anni sui parquet di Russia, Ucraina e Francia, dove con lo Strasburgo ha vinto nel 2004-'05 il campionato, è approdato in Italia, trovando nella piccola ma vivibile Veroli, la sua seconda Rehovot. Molto religioso, Afik è diventato un punto di riferimento della comunità ebraica romana. <Ogni mattina faccio la mia preghiera e cerco di osservare tutte le festività ebraiche – spiega l'ex nazionale israeliano – quando posso vado a Roma per le funzioni religiose e per comprare il cibo kosher, che nell'ultimo mio compleanno ho fatto assaggiare a tutti i miei compagni e dirigenti>. Quando non può, ci pensa il suo grande amico Moshe Hahmon, rabbino a Roma nonché allenatore di una squadra di pallacanestro di bambini ebraici, a portarglielo. Un giocatore così, non può infine non fare dell'ambizione un altro suo credo. <Mi sento bene e ho tanta voglia di crescere ancora agonisticamente>, magari con la piccola Veroli che strizza l'occhio alla serie A.

 
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